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ADRO CONCERTO IN S.MARIA IN CASTRO

Domenica 16 Ottobre si è svolto l’annunciato concerto di beneficenza per il restauro della Chiesa di S.Maria in Castello ad Adro. Organizzato dalla Parrocchia S.Giovanni Battista e in particolare da Don Attilio che ne ha voluto la realizzazione cogliendo l’occasione per dare ancora un’opportunità (dopo i concerti di maggio) ai ragazzi dell’Associazione StudyartPianoforte di esibirsi e di partecipare appunto ad un evento significativo, atto a sensibilizzare la popolazione alla conservazione dei preziosi beni storici, non solo di alto valore artistico ma anche spirituale. Tutto questo è stato ben espresso dal parroco di Adro che ha voluto prontamente intervenire a metà concerto, per condividere questi momenti importanti di aggregazione per la comunità attraverso l’arte, in questo caso musicale e pittorica.

Abside di S.Maria in Castro

La splendida cornice di affreschi nella quale si è svolto il concerto,  ha reso magico il diffondersi dei suoni che originati nella volta dell’abside al centro della quale primeggiava luminosa l’effige della Vergine Maria contornata da schiere di angeli e musicanti, si propagavano lungo le campate della chiesa riempiendo gli spazi creando un atmosfera densa di emozioni.

I brani del programma sono seguiti l’uno dopo l’altro quasi senza interruzione se non per il cambio dei pianisti che in moderato e rispettoso silenzio si sono avvicendati al pianoforte quasi a non voler interrompere e disturbare la magia del rito.

Dopo una breve introduzione con la mesta ma imponente Sarabanda della suite XI di Haendel ben resa da Daniela Gatti, la voce è data a J.S.Bach nella celebre e grandiosa Ciaccona in re minore trascritta da F.Busoni magistralmente interpretata da Stefano Donatelli.

Sempre di J.S. Bach il Preludio dalla Suite inglese n.4 sostenuta da Marco Grassi, a tratti con chiare note clavicembalistiche, senza dimenticare le coloriture e la cantabilità del pianoforte, con successioni di accordi morbidamente ribattuti, e frasi tematiche ben legate in modo quasi organistico.

Intimamente meravigliosa e avveniristica la Fantasia K.397 di Mozart del periodo tragico denso di composizioni come le sonate per pianoforte in toni minori, via via fino alla sinfonia 40 e l’opera Don Giovanni dal finale oscuro, per ultimare con la grandiosa Messa da Requiem. Nella Fantasia K.397 l’intimità, la limpidezza dei temi caratterizzati da malinconiche note cristalline, sono state scandite con lucida presenza da Daniela Gatti e non meno nell’ultima parte del brano dove dietro alla linearità del vivace tema, si nascondono passaggi insidiosi.

Alessandro Maffi si è fatto notare per la sicurezza e la bravura con cui ha affrontato il difficile Scherzo n.3 in Do# minore di F.Chopin. Il brano presenta all’esecutore l’arduo susseguirsi di pesanti ottave veloci, scale e arpeggi velocissimi alternati con accordi espressivi a guisa di corale. Dopo la ripresa dei temi iniziali, è un crescendo continuo fino alla drammatica cadenza finale densa di passaggi virtuosistici di difficile resa. Un bravo meritato ad Alessandro Maffi.

La volta poi di Schubert,  Improvviso n.1 op.90 proposto da Stefano Donatelli con ricchezza di coloriture molto calibrate. Anche in questo caso la capacità di restituire all’ascoltatore la  limpidezza dei fraseggi Schubertiani, ha fatto cogliere la melanconica linea tematica che pervade il lungo alternarsi di tutte le variazioni dell’intero brano.

Vexilla Regis Prodeunt – Non è insolito trovare brani a tema sacro nelle composizioni di F.Liszt. Si sa che il sentimento religioso era presente fin dalla giovane età del grande musicista, sentimento che lo portò a intraprendere gli ultimi anni della sua esistenza in quasi totale ritiro e dedicarsi alla vita religiosa. Non meno dunque le composizioni, votate per lo più a temi spirituali, come il caso del Vexilla Regis composto per l’opera Via Crucis per strumenti vari, organo, coro e di cui scrisse anche la rielaborazione per pianoforte solo. Marco Grassi (che fra l’altro suona anche l’organo) dimostra di “sentire”, fare suo e condividere questo mondo con Liszt, offrendo all’uditorio già dall’iniziare, tutta l’imponenza degli accordi d’apertura del Vexilla Regis. Basato sul tema di un inno latino composto da Venanzio Fortunato nel 569, Liszt ne potenzia la drammaticità presente per tutto il brano e raffigura il marziale avanzare della precessione con l’esposizione delle reliquie della Santa Croce.

Nel programma, a questo punto, dopo musiche del barocco e del periodo romantico,  4 Preludi dall’op.23 di S. Rachmaninoff. Risaputa e non indifferente, la difficoltà di questi capolavori pianistici (n. 1.2.4.7) nonchè la complessità d’ascolto anche per il pubblico, hanno trovato in Stefano Donatelli, l’esecutore all’altezza del ” periglioso compito”. Convincere l’ascoltatore con questi brani non è opera nuova per Stefano Donatelli, che a concerto finito, dopo l’ultimo brano in programma suonato da Marco Grassi, ha regalato un ulteriore preludio (il n. 5 dell’op. 23).

Ultimo brano in programma quasi come messaggio di pace, il corale “Gesù mia gioia” dalla Cantata Bwv 147 di J.S.Bach, eseguito da Marco Grassi nella trascrizione per pianoforte di Myra Hess.

Un grazie sentito al pubblico attento che ci ha sostenuto condividendo questa bella esperienza.

Giampaolo Botti

 

 

 

ADRO – DUE CONCERTI PER LA PACE

Sabato e Domenica 18 e 19 Giugno 2022, l’Associazione pianistica Studyart sarà ad Adro con due serate organizzate dalla Parrocchia di Adro, in particolare questi concerti sono stati voluti da Don Attilio Vescovi, per la comunità Adrense, offrendo un’ulteriore occasione ai ragazzi dei corsi superiori della scuola di pianoforte (dopo i recenti concerti di Suoni e Armonie), di esibirsi e di partecipare all’evento (sempre voluto da Don Attilio) dedicato ai correnti tragici avvenimenti fra Russia ed Ucraina.

La cattedrale di Kiev

Un piccolo messaggio come contributo anche se, solamente un segno spirituale di solidarietà, verso queste popolazioni vittime della guerra.

La prima serata di sabato 18 giugno, sarà dedicata alla pace fra Ucraina e Russia, esguendo interamente i “quadri d’esposizione ” di M. Mussorgsky, con spiegazione e diapositive. Al pianoforte Marco Grassi di Adro.

Nella seconda serata di Domenica 19 Giugno, il programma comprenderà musiche di F.Chopin, F.Liszt e S.Rachmaninoff, tre compositori di nazionalità Polacca, Ungherese e Russa. Anche in questo caso un piccolo gesto di augurio per la pace. Al pianoforte si alterneranno Giulia Plebani, Daniela Gatti, Martina Cotelli,  Alessandro Maffi, Marco Grassi.

I concerti avranno inizio alle ore 21 nella chiesetta di San Rocco ad Adro.

programma  Domenica 19 Giugno:

                         F.Chopin

                         F.Chopin

                         F.Chopin

                         F.Liszt

                         S.Rachmaninoff

                         F.Chopin

                         S.Rachmaninoff

                         F. Liszt

Gran Valzer brillante op.18

Ballata op.23 n.1

Notturno op. 48 n 1

Ballata in si m

Elegia op.3 n.1

Scherzo op.31 n. 2

Preludio op.23 n. 7

Rapsodia n.2

Giulia Plebani

Alessandro Maffi

Marco Grassi

Martina Cotelli

Daniela Gatti

Alessandro Maffi

Giulia Plebani

Martina Cotelli

Quadri di un’esposizione di Modest Mussorgsky.

Mussorgsky è un compositore del 1800 Russo, e fa parte di una corrente di pensiero che cercava di riportare in auge la musica tradizionale Russa non contaminata da altre provenienze culturali esterne. Suo amico, era il pittore Hartman che morì giovanissimo per una emorragia cerebrale. A questo pittore dedicarono una mostra alla quale fu presente lo stesso Mussorgsky, che visti i dipinti con tematiche della tradizione popolare e della cultura russa ne fu affascinato e decise di farne una composizione musicale, una suite di 15 brani, intitolata appunto “Quadri di un esposizione” descrivendone musicalmente lo spirito e le immagini attraverso i singoli brani.

I titoli della la maggior parte dei brani sono molto esplicativi, di alcuni altri brani invece si può dire brevemente qualcosa:

  • (la spiegazione dettagliata di tutti i singoli 15 brani verrà proposta al concerto di sabato)

L’autore inizia con “Promenade” che significa “Passeggiata” intesa come visita all’interno della mostra fra un quadro e l’altro, ma anche un percorso all’interno delle tradizioni dello spirito e della cultura Russi. E’ praticamente il tema che ricorre, fa da collante in tutta la composizione intera, ed è un motivo preso da alcune canzoni popolari russe.

Altro titolo è “Il balletto dei pulcini nei gusci”! Conosciamo tutti la tradizione del balletto Bolshoi di Mosca, i balletti di Ciacowski come lo schiaccianoci, il lago dei cigni ecc, i grandi Danzatori come Rudolf Nureev, Anna Pavlova ecc..

Catacombe è diviso in due parti. Nella prima Mussorghski vuole descrivere l’atmosfera cupa e l’eco dei sepolcri Romani.

Nella seconda immagina di scendere con il suo amico Hartman (il pittore) appena scomparso, nelle catacombe Parigine con una candela, il cui lume rischiara lievemente con una luce fioca i teschi e le ossa dei defunti.

Baba Jaga, è una figura grottesca, un po’ come la strega malefica di Biancaneve. Fa parte della mitologia Slava e si trova soprattutto nelle fiabe russe. E’ una vecchietta orribile, sche abita nel bosco, in una capanna fatta come un orologio a cucù e posata su zampe di gallina.

La grande porta di Kiev è la monumenale porta che il pittore progettò per lo zar Alessandro II scampato ad un tentativo di assassinio. Se ne sente la monumentalità, l’imponenza, con il tema della “passeggiata” iniziale, molto amplificato… alternandosi con il richiamo remoto di canti di cori liturgici della chiesa ortodossa. Il brano conclude ancora con il tema principale che sembra suonato da tutte le campane delle grandiosi cattedrali russe.

J. S. BACH, IL GENIO DEI GENI

Ben ritrovati a tutti con questa nuovo articolo riguardante la musica.  Oggi vorrei  parlare di un genio musicale, personalmente il mio preferito: J. S. Bach.

J.S.Bach

Johann Sebastian Bach nacque in Germania, a Eisenach, il 31 marzo del 1685 da una famiglia di musicisti. Johann è l’ultimo di otto figli del violinista Ambrosius Bach. Fu proprio il padre a guidare i suoi primi passi nel mondo musicale: i Bach, infatti, da almeno 150 anni si guadagnavano il pane suonando presso le corti, i municipi e perfino nelle chiese. All’età di dieci anni subì un dolorosissimo trauma: la morte improvvisa di entrambi i genitori che lo costrinse a dare una svolta inaspettata alla sua giovane vita. Dovette lasciare così la sua casa natale e venne accolto dal fratello maggiore Johann Christoph, il quale era organista ufficiale presso la chiesa del paese. Insieme al fratello perfezionerà gli studi del violino e del clavicembalo sul quale scriverà opere magnifiche e molto conosciute ancora oggi.

Finiti gli studi liceali, non potendosi permettere i costi del conservatorio, iniziò da subito a lavorare. Entrò dapprima nell’orchestra di corte del duca di Weimar, come violinista, e successivamente divenne organista ad Arnstadt e a Mühlhausen, dove nel 1707 sposò la cugina Maria Barbara. Nel 1708 però ritornò, per ragioni essenzialmente economiche, presso la corte di Weimar, nella quale lavorò per ben otto anni. Nel 1714, amareggiato per non essere stato scelto come direttore della cappella musicale, congedò il duca di Weimar e accettò l’incarico di direttore dell’orchestra da camera presso la corte del principe Leopold Köthen.

Palazzo di Leopold Kothen dove fu Capplemaister Bach

Il principe offrì a Bach uno stipendio molto elevato per l’epoca e il nuovo incarico fu la posizione più alta raggiunta dal musicista fino a ora. Poiché la rigida religione calvinista adottata nel principato non permise a Bach di suonare la sua musica in chiesa, si dedicò completamente alla composizione di musica strumentale. Sono di questo periodo, infatti, i suoi famosissimi sei “Concerti brandeburghesi”. Il genio di Bach non viene esaltato dalla musica strumentale in quanto egli non dimostrò grande interesse per la vita mondana e gli spettacoli di moda: infatti dimostrò genialità nel comporre in maniera molto più sobria e meno rispondente ai canoni del barocco.

Nel 1720 morì improvvisamente la moglie Maria Barbara, lasciando Bach con quattro figli piccoli. Di lì a poco si risposerà con Anna Magdalena, una cantante solista molto più giovane di lui. Con questa donna condividerà il resto dei suoi giorni dando alla luce altri figli. Nel 1723 lasciò Köthen perché venne a sapere che a Lipsia si era liberato il posto di direttore del coro della scuola di san Tommaso. Oltre all’insegnamento all’antica scuola dovette occuparsi della vita musicale delle due principali chiese della città e comporre brani per ogni domenica e festività dell’anno. Durante il suo soggiorno a Lipsia scrisse circa 300 Cantate, la messa in si minore, la “Passione secondo Giovanni” del 1724 e la “Passione secondo Matteo” del 1729.

Frammento della passione secondo S.Matteo di Bach

Si dedicò infatti alla produzione di musica sacra in quanto era un uomo profondamente religioso e cercò da subito di concepire la sua opera come un omaggio alla grandezza del Creatore. Spesso nei suoi scritti riportava questa frase “soli Deo gloria”, ovvero solo a Dio gloria. Gli scopi principali dell’organista liturgico per Bach erano la lode a Dio attraverso il meraviglioso strumento dell’organo e il concepimento di una spiritualità profonda per poter favorire la comunicazione tra Dio e l’uomo.

A Lipsia risiedette fino alla morte godendo di buona salute. Lavorò instancabilmente fino agli ultimi mesi della sua esistenza. Nel 1750 Bach, che da sempre aveva sofferto di miopia, perse completamente la vista. Venne sottoposto ad un intervento chirurgico dal quale non riuscirà più a riprendersi. Il grande genio di Bach morì il 28 luglio 1750, per un ictus cerebrale all’età di 65 anni.

Giovanni Signorelli (studente di pianoforte)

                                                                    Tratto dalla rivista Conoscersi della Parrocchia di Palosco – marzo 22

FRYDERYK CHOPIN

Ben ritrovati con qualche chicca musicale. Oggi tratteremo la figura di un altro grande musicista, considerato da molti il “poeta del pianoforte”: Fryderyk Chopin.

F.Chopin
dagherrotipo 1849

Chopin nacque a Zelazova Wola, vicino a Varsavia, nel 1810. Il padre era un professore di francese che suonava per passione il flauto e il violino, mentre la madre cantava accompagnandosi al pianoforte. Chopin ebbe anche tre sorelle, di cui una, Emilia, morta molto giovane. Il suo primo insegnante privato fu un ceco: Wojciech Zywny. Fu costui a scoprire e riconoscere nel giovane Fryderyk il suo grande talento musicale insegnandoli tutto ciò che egli sapeva. Introno ai 9-10 anni di età cominciò a soffrire di una tosse insistente che lo accompagnò fino alla sua morte. Probabilmente si trattò di una tubercolosi molto aggressiva che colpì il giovane compositore logorandogli da subito il sistema respiratorio.

Nel frattempo, la famiglia si era trasferita a Varsavia, dove Chopin bambino già suonava e componeva. Nel 1817 debuttò per la prima volta come compositore scrivendo la “Polacca in sol minore” e la sua prima esibizione pubblica si tenne solamente un anno dopo nel 1818.

Nel 1827 entrò nel Liceo di Varsavia e lì iniziò a perfezionarsi studiando armonia, contrappunto e composizione sotto la guida del maestro Jòzef Elsner, il quale lo definì un genio musicale. In questo periodo, Chopin si interessò alla musica popolare e in parallelo si dedicò alla composizione delle “Mazurche” e il “Rondò in do minore”. Terminato il liceo studiò alla scuola superiore di musica, nel dipartimento di arti e scienze dell’Università della capitale polacca. In quel periodo era un assiduo partecipatore della vita culturale di Varsavia: amava, infatti, frequentare i concerti del virtuoso italiano Niccolò Paganini e ad assistere alla rappresentazione delle opere nel Teatro Nazionale. In questo periodo scrisse le “Variazioni in si bemolle maggiore” su un tema del Don Giovanni di Mozart e alcuni brani popolari.

Dal 1829 al 1831 Chopin si innamorò della cantante Konstancja Gladkowska ed ebbe i suoi primi successi come compositore. In questo periodo scrisse i due più grandi suoi capolavori: il “concerto per pianoforte e orchestra in mi minore” (op.11) e il “concerto per pianoforte e orchestra in fa minore” (op.21). Nel 1829 fece il suo primo viaggio a Vienna e nel 1830 fece il suo secondo viaggio nella capitale austriaca: da questo momento in poi non tornerà più nella sua amata Polonia perché era da poco scoppiata la Rivolta di novembre che distrusse la capitale polacca. Le composizioni di questo periodo, infatti, sono liriche e molto drammatiche. Dopo vario tempo in esilio, Chopin emigrò a Stoccarda e qui venne a sapere che la rivoluzione scoppiata in Polonia era stata soffocata nel sangue dello zar russo Alessandro I. Il compositore scrisse così lo studio op.10 n.12 che venne poi intitolato “la Caduta di Varsavia”.

Verso i vent’anni Chopin si trasferì a Parigi dove divenne famoso grazie ai suoi brani più famosi. Frequentò i teatri d’opera e conobbe vari musicisti come Franz Liszt, Vincenzo Bellini ed Hector Berlioz. La sua principale fonte di guadagno erano le lezioni private che dava a ragazzi molti giovani ma anche a pianisti già affermati, che miravano esclusivamente al perfezionamento dello strumento. Nel 1835 conobbe un’altra donna, Maria Wodzinska: la famiglia della ragazza si mostrò in un primo momento favorevole al matrimonio tra i due, ma successivamente si rivelò contraria a questa scelta. Questo rifiuto fu probabilmente dovuto alla pessima salute del compositore, che soffriva di attacchi di bronchite e forti laringiti, sempre dovuti alla malattia che lo aveva colpito da bambino. Dopo vari viaggi, incontrò a Dresda Robert Schumann e la moglie Clara con il quale strinse un buon rapporto e nel 1838 conobbe la scrittrice britannica George Sand: con lei Chopin trovò finalmente l’amore che cercava ormai da anni e si sentì realizzato e felice, nonostante la sua saluta peggiorasse esponenzialmente. Chopin, così, si trasferì insieme a George Sand a Maiorca per delle cure della sua malattia e qui scrisse i

Studio di Chopin a Valldemossa (Maiorca)

“Preludi” (op.28). Terminate le cure Chopin e George Sand tornarono in Francia dove quest’ultima lo accusò di esserle stato nemico e lo lasciò. Questo segnò molto lo stile di Chopin sia dal punto di vista culturale e compositivo che dal punto di vista sociale. Dopo la rottura con la moglie il compositore cadde in una depressione che probabilmente accelerò la sua morte. Durante gli ultimi suoi mesi di vita, Chopin venne assistito da una sua allieva scozzese, Jane Stirling, che insieme alla sorella cercò di convincere Chopin a trasferirsi in Inghilterra. Il rigido clima inglese, però, peggiorò notevolmente le condizioni fisiche del compositore e venne riportato nella capitale francese. Il 17 ottobre 1849, alle due del mattino Fryderyk Chopin morì silenziosamente con al suo fianco gli amici più intimi, come il pittore Eugene Delacroix, Delfina Potocka e l’amata sorella Ludwika.

Pilastro dove è posto il cuore di Chopin
Chiesa S.Croce Varsavia

Venne sepolto a Parigi, ma gli venne estratto il cuore che oggi è posto in una colonna della Chiesa di Santa Croce. Chopin aveva espressamente chiesto, prima della sua morte, che il suo cuore fosse portato nella città dove alla fine era sempre stato per tutta la vita: nella sua amata Varsavia.

Giovanni Signorelli (studente d pianoforte)

tratto dal giornalino Conoscersi del mese di marzo 2022

GUIDA ALL’ASCOLTO

  • Ballata in sol minore op.23 n.1;
  • Scherzo op.31 n.2;
  • Concerto pianoforte e orchestra in mi minore op.11;
  • Concerto per pianoforte e orchestra in fa minore op.21;
  • Notturno op.9 n.2;
  • Studio op.10 n.12 “la caduta di Varsavia”;
  • Valzer op.64 n.2;
  • Mazurca op.68 n.2;
  • Polacca eroica op.53;

Riprende la manifestazione Suoni e Armonie XXIIIma edizione

La manifestazione “suoni e Armonie” XXIIIma edizione, organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Palosco e dalla nostra Associazione, riprende dopo due anni di assenza. Gli appuntamenti per mercoledi 11 maggio e giovedi 12 si svolgeranno i saggi dei bambini e degli allievi dei corsi medi della Scuola Civica di pianoforte, mentre venerdi 13 maggio il recital con un programma del repertorio concertistico. I brani: Quadri d’esposizione di Mussorgsky (questo brano vuol essere la nostra piccola testimonianza per gli avvenimenti correnti riguardanti Russia e Ucraina), ( al pianoforte Marco Grassi) , Chopin Ballata n.1, Scherzo n.2 (Alessandro Maffi), Gran valzer brillante op.18, Rachmaninoff preludio op. 23 n.7, Brahms ballata op.10 n.3 (Giulia Plebani) Notturno op.9 n.1, Elegia op.3 n.1 (Daniela Gatti), Liszt Rapsodia n.2 (Martina Cotelli), Brahms ballata op.10 n.1, Debussy reverie (Francesco Furore),

Il pianoforte Steinway & Sons fornito dalla ditta Passadori di Brescia.

Auditorium polifunzionale in Piazza Castello , Palosco.

ore 20.30

 

Impressioni dal Totentanz – Franz Liszt

Franz Liszt

Avevo circa dieci anni quando, dopo un saggio di pianoforte a Palosco, ricevetti in omaggio un cd grigio con scritto sopra il nome di Liszt. A dire il vero rimasi un po’ deluso: c’era chi aveva preso Chopin, Mozart, Bach, musicisti che perlomeno conoscevo. Liszt non mi diceva assolutamente nulla. Me ne tornai a casa col mio cd grigio, un po’ rassegnato e lo misi nel comodino. Solo dopo qualche settimana, preso dalle pulizie estive della mia cameretta, decisi di provare a inserirlo nello stereo: fu una rivelazione. Le melodie erano dolci e belle, ma la cosa che più mi colpì fu l’ultimo brano. Era una musica tetra, da paura, iniziava con note bassissime sul pianoforte, note per me inesistenti, mai nemmeno sfiorate. Aveva un forte senso di mistero, capace di riportarti nel lontano Medioevo, di cui ora come allora subisco il fascino. Quelle note ricreavano alla perfezione quello che per me bambino era uno scenario fantastico, ricco di atmosfere magiche popolate da castelli e cavalieri pronti a sfidarsi in battaglia. Corsi subito a leggere la custodia del cd per capire di che brano si trattasse. Ancora una volta una delusione: “Totentanz”. Incapace di comprenderne il significato, mi lasciavo cullare dalla musica e non appena terminava, ancora inappagato, premevo il tasto per farla ripartire.

Sono passati quasi quindici anni dalla prima volta che ascoltai quel disco. Giusto l’anno scorso l’ho ritrovato e ho deciso di riascoltarlo in macchina: ricordi, emozioni passate riaffioravano, ora più consapevoli, ma comunque sorprendenti. Studiato tedesco al liceo, approfondita la conoscenza della musica sacra e profana, solo ora comprendo in pieno la grandezza di quel pezzo: Totentanz, la danza macabra, creata da Liszt sul tema della sequenza del Dies Irae gregoriano. Non a caso si tratta di una sorta di variazioni sul tema, come tanti piccoli affreschi collegati tra di loro da un filo rosso.

Il trionfo della morte-Pisa

Si dice tra l’altro che Liszt abbia avuto un’illuminazione dopo aver ammirato il grande affresco del Trionfo della Morte nel Camposanto di Pisa. Lunga fu la gestazione dell’opera, che subì varie modifiche tra il 1838 e il 1865, anno in cui fu presentata al pubblico. Il tempo di Liszt, intriso di Romanticismo, subiva certamente il fascino di quelli che allora erano considerati i “tempi bui” del Medioevo, densi di religiosità e timor di Dio, di paesaggi sterminati, notti nere illuminate dalla luna e libri consultati a lume di candela. Tutto questo è racchiuso nel grande affresco musicale composto da Liszt, in cui ogni quadro suscita un insieme di emozioni contrapposte, quasi come se ogni tema si facesse racconto di un personaggio diverso al

Frammento manoscritto del totentanz

seguito della danza vorticosa della Morte. Il pianoforte è contornato da un’orchestra capace di creare il contesto musicale voluto, ma lui resta il protagonista: slanci virtuosistici, melodie talvolta sommesse talvolta intrepide, tocchi leggeri come ali di farfalle e pesanti da sprofondare all’inferno ricreano di volta in volta la magica narrazione di un musicista visionario che, al pari di Dante, ha saputo raccontare magistralmente uno dei più grandi misteri dell’uomo.

Quel cd grigio che la maestra Elisabetta mi aveva consegnato col sorriso, dicendomi “Bravo Marco!”, ecco, forse è proprio quello che oggi avrei accolto con gratitudine e devozione.

Marco Grassi studente di pianoforte

MOZART, AVE VERUM CORPUS

lamentation-Andrea Solario

L’Ave Verum Corpus, catalogata nelle opere mozartiane come K.618, è un mottetto in re maggiore del noto compositore austriaco. Questa composizione è basata su un inno eucaristico del XIV secolo, riguardante il credo cattolico della presenza del corpo di Gesù Cristo nel sacramento eucaristico. Questa di Mozart è di gran lunga la composizione più celebre basata e costruita su questo testo. Il mottetto, per coro misto, archi e organo, è stato composto a Baden, nei pressi della capitale austriaca, ed eseguito per la prima volta nella Chiesa Parrocchiale della stessa città, nel giugno del 1791. Nell’estate dello stesso anno Mozart aveva raggiunto la moglie Costanza a Baden, dove lei in attesa del sesto figlio, si trovava per delle cure. Qui il compositore scrisse questo breve mottetto con la finalità di sentirlo eseguito nella solennità del Corpus Domini, nella Chiesa Parrocchiale della città. Mozart, per riuscire a sdebitarsi da alcuni favori ricevuti, dedicò la composizione all’amico Anton Stoll, Keppelmeister (maestro di cappella) e direttore del coro della Chiesa di Baden. Mozart non aveva mai amato molto scrivere musica sacra, infatti l’Ave Verum Corpus è propio una delle poche opere di questo genere scritte dal musicista, insieme alla Messa

Ave Verum – autografo Mozart

in do minore K.427 e il famosissimo Requiem. Questo mottetto è scritto per coro misto (soprani, contralti, tenori e bassi), orchestra ad archi e organo; sulla partitura Mozart indicò soltanto la data nella quale lavorò sulla composizione e una sola indicazione: “sotto voce”. Il brano è molto semplice ed è di sole 46 battute. Il brano inizia con l’introduzione orchestrale che è seguita dall’entrata del coro; dopo uno sviluppo molto lineare l’orchestra porta il mottetto alla conclusione. La grande semplicità del pezzo è dovuta, in parte, alle indicazione date dalla corte di Vienna, la quale esigeva la massima essenzialità per le opere di carattere religioso. L’attenzione all’utilizzo dei timbri e delle sonorità, la grande cura data alle parole, la grazia della scrittura musicale ne fanno uno dei momenti più apprezzati della letteratura mozartiana. Questo brano venne rielaborato dal noto compositore russo Petr II’ic Cajkovski, inserendolo nel terzo movimento della Suite n.4, op.61, nota appunto come “mozartiana”.

riportiamo il testo in latino e la relativa traduzione in italiano, e il link per l’ascolto.

«Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine,
Vere passum, immolatum in cruce pro homine,
Cuius latus perforatum fluxit aqua et sanguine,
Esto nobis praegustatum in mortis examine.
O Iesu dulcis, O Iesu pie, O Iesu, fili Mariae,
Miserere mei. Amen.»

«Ave, o vero corpo, nato da Maria Vergine,
che veramente patì e fu immolato sulla croce per l’uomo,
dal cui fianco squarciato sgorgarono acqua e sangue:
fa’ che noi possiamo gustarti nella prova suprema della morte.
O Gesù dolce, o Gesù pio, o Gesù figlio di Maria.
Pietà di me. Amen.»

Giovanni Signorelli (studente)