ADRO – DUE CONCERTI PER LA PACE

Sabato e Domenica 18 e 19 Giugno 2022, l’Associazione pianistica Studyart sarà ad Adro con due serate organizzate dalla Parrocchia di Adro, in particolare questi concerti sono stati voluti da Don Attilio Vescovi, per la comunità Adrense, offrendo un’ulteriore occasione ai ragazzi dei corsi superiori della scuola di pianoforte (dopo i recenti concerti di Suoni e Armonie), di esibirsi e di partecipare all’evento (sempre voluto da Don Attilio) dedicato ai correnti tragici avvenimenti fra Russia ed Ucraina.

La cattedrale di Kiev

Un piccolo messaggio come contributo anche se, solamente un segno spirituale di solidarietà, verso queste popolazioni vittime della guerra.

La prima serata di sabato 18 giugno, sarà dedicata alla pace fra Ucraina e Russia, esguendo interamente i “quadri d’esposizione ” di M. Mussorgsky, con spiegazione e diapositive. Al pianoforte Marco Grassi di Adro.

Nella seconda serata di Domenica 19 Giugno, il programma comprenderà musiche di F.Chopin, F.Liszt e S.Rachmaninoff, tre compositori di nazionalità Polacca, Ungherese e Russa. Anche in questo caso un piccolo gesto di augurio per la pace. Al pianoforte si alterneranno Giulia Plebani, Daniela Gatti, Martina Cotelli,  Alessandro Maffi, Marco Grassi.

I concerti avranno inizio alle ore 21 nella chiesetta di San Rocco ad Adro.

programma  Domenica 19 Giugno:

                         F.Chopin

                         F.Chopin

                         F.Chopin

                         F.Liszt

                         S.Rachmaninoff

                         F.Chopin

                         S.Rachmaninoff

                         F. Liszt

Gran Valzer brillante op.18

Ballata op.23 n.1

Notturno op. 48 n 1

Ballata in si m

Elegia op.3 n.1

Scherzo op.31 n. 2

Preludio op.23 n. 7

Rapsodia n.2

Giulia Plebani

Alessandro Maffi

Marco Grassi

Martina Cotelli

Daniela Gatti

Alessandro Maffi

Giulia Plebani

Martina Cotelli

Quadri di un’esposizione di Modest Mussorgsky.

Mussorgsky è un compositore del 1800 Russo, e fa parte di una corrente di pensiero che cercava di riportare in auge la musica tradizionale Russa non contaminata da altre provenienze culturali esterne. Suo amico, era il pittore Hartman che morì giovanissimo per una emorragia cerebrale. A questo pittore dedicarono una mostra alla quale fu presente lo stesso Mussorgsky, che visti i dipinti con tematiche della tradizione popolare e della cultura russa ne fu affascinato e decise di farne una composizione musicale, una suite di 15 brani, intitolata appunto “Quadri di un esposizione” descrivendone musicalmente lo spirito e le immagini attraverso i singoli brani.

I titoli della la maggior parte dei brani sono molto esplicativi, di alcuni altri brani invece si può dire brevemente qualcosa:

  • (la spiegazione dettagliata di tutti i singoli 15 brani verrà proposta al concerto di sabato)

L’autore inizia con “Promenade” che significa “Passeggiata” intesa come visita all’interno della mostra fra un quadro e l’altro, ma anche un percorso all’interno delle tradizioni dello spirito e della cultura Russi. E’ praticamente il tema che ricorre, fa da collante in tutta la composizione intera, ed è un motivo preso da alcune canzoni popolari russe.

Altro titolo è “Il balletto dei pulcini nei gusci”! Conosciamo tutti la tradizione del balletto Bolshoi di Mosca, i balletti di Ciacowski come lo schiaccianoci, il lago dei cigni ecc, i grandi Danzatori come Rudolf Nureev, Anna Pavlova ecc..

Catacombe è diviso in due parti. Nella prima Mussorghski vuole descrivere l’atmosfera cupa e l’eco dei sepolcri Romani.

Nella seconda immagina di scendere con il suo amico Hartman (il pittore) appena scomparso, nelle catacombe Parigine con una candela, il cui lume rischiara lievemente con una luce fioca i teschi e le ossa dei defunti.

Baba Jaga, è una figura grottesca, un po’ come la strega malefica di Biancaneve. Fa parte della mitologia Slava e si trova soprattutto nelle fiabe russe. E’ una vecchietta orribile, sche abita nel bosco, in una capanna fatta come un orologio a cucù e posata su zampe di gallina.

La grande porta di Kiev è la monumenale porta che il pittore progettò per lo zar Alessandro II scampato ad un tentativo di assassinio. Se ne sente la monumentalità, l’imponenza, con il tema della “passeggiata” iniziale, molto amplificato… alternandosi con il richiamo remoto di canti di cori liturgici della chiesa ortodossa. Il brano conclude ancora con il tema principale che sembra suonato da tutte le campane delle grandiosi cattedrali russe.

Suoni e Armonie 2018 – Saggi e concerti della Scuola di pianoforte

Fra il 10 e il 12 maggio si è svolta la XXIma edizione di Suoni e Armonie.

Giovedi 10 e venerdi 11 maggio i saggi degli allievi della Scuola Civica di pianoforte. Due serate dedicate ai bambini dei corsi base e ai ragazzi dei corsi medi che hanno dato prova dei vari livelli raggiunti. Oltre ai brani didattici e ai piccoli pezzi per piccole mani non sono mancati duetti e pezzi di antologia con qualche eccezione di brani popolari noti. A dilettare con gradita sorpresa il pubblico, sono stati alcuni classici della canzone napoletana eseguiti con mandolino (strumento tipico di questo repertorio) con i piccoli pianisti che si sono cimentati sia nell’accompagnamento sia nella parte del canto solista. Come sempre una festa di suoni e di colori per i bambini che si sono alternati sul palcoscenico, incapaci di celare un po’ di emozione mista al desiderio di protagonismo. Più seriosa invece la serata in cui si sono esibiti i ragazzi dei corsi di livello un po’ più alto, durante la quale si sono potuti ascoltare brani un po’ più impegnativi sia del repertorio classico per pianoforte, sia del repertorio popolare.

 

Sabato 12 maggio il recital pianistico all’insegna dei grandi autori della musica per pianoforte. Una serata densa di emozioni in un’atmosfera concentrata dove il suono del pianoforte ha diffuso le note magiche di Schubert, Liszt, Chopin, Brahms, Scriabin, Rachmaninoff e Debussy.

Non appena abbassate le luci il concerto è iniziato con il momento musicale n. 4 di Schubert che, dopo i primi attimi di tensione ha lasciato posto all’atmosfera più intima dell’Elegia di Rachmaninoff. E’ stata poi la volta di Schumann con il suo mondo maestoso e intimo della novelletta op. 21 e di una serie di Kinderszenen. In un’atmosfera sempre crescente il pubblico ha ascoltato lo Scherzo n. 3 di Chopin, Funerailes di Liszt. Ancora emozioni con i colori evocativi di Debussy nel valzer romantico, Chopin l’andante spianato seguito dalla spigliata ed eroica grande polacca e così via in un alternarsi di emozioni intense e contrastanti per tutto il resto del programma: Scriabin studio op. 8 n. 12, Chopin ballata n.1, Liszt Rapsodia ungherese, Debussy giardini sotto la pioggia, una polonaise di Chopin e la rapsodia op.119 n. 4 di Brahms.

Un programma impegnativo, vario eseguito nella sala semibuia nel silenzio concentrato e attento degli ascoltatori che si sono trovati all’ultimo brano in programma senza avvertire il tempo passato nemmeno interrotto dall’intervallo di mezza serata.

I protagonisti: Francesco Forlani, Alessandro Maffi, Daniela Gatti, Francesco Furore, Giulia Plebani, Marco Grassi e Martina Cotelli

Il concerto dedicato a Ermanno Olmi per il quarantesimo de “L’albero degli Zoccoli”

Dopo i saggi e i concerti della rassegna Suoni e Armonie, si è tenuto il concerto celebrativo per il quarantesimo anniversario del film “l’Albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi.

La manifestazione durata qualche giorno è stata organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Palosco che ha provveduto a montare una tensostruttura in Piazza Manzoni adibita appositamente allo svolgimento dei vari eventi in programma.

In scena, la sera del 18 maggio era un cospicuo numero di persone tra strumentisti, cantante, coristi, narratori.

Oltre agli strumentisti dell’Associazione Studyart, protagonisti i bambini delle scuole elementari, i ragazzi della scuola media accuratamente selezionati e un gruppo di adulti facenti parte dell’Associazione Gaia.

La scena suggestiva ha coinvolto il pubblico numeroso presente nella sala illuminata solo da un grande schermo posto che faceva da sfondo al palco dove sono state proiettate immagini di luoghi storici, di personaggi religiosi e dell’arte, di dipinti evocativi e diversi momenti del film di Olmi (da poco scomparso), per l’intera durata del concerto.

Un alternarsi di brani recitati tratti dalla Bibbia, frammenti di Manzoni, Rigoni Stern, e musica sacra, pezzi solistici per pianoforte, brani popolari cantati dal solista e dai cori, per quasi due ore nel continuo scorrere delle immagini.

Fra gli strumentisti, Stefano Donatelli, Francesco Forlani, Alessandro Maffi, Mario Martina, Abele Martina, Marco Grassi, Giampaolo Botti. La voce solista: Elisabetta Martinelli e le voci recitanti: Domenico Piccione e Marco Grassi.

Una serata celebrativa per Ermanno Olmi tutta all’insegna del sacro e del profano mettendo in luce i valori spirituali e l’amore profondo per il Creato e la terra d’origine che hanno contraddistinto per tutta la vita, il pensiero e il mondo artstico del Maestro.

Da quando, nel lontano 1978, il grande regista scelse questi luoghi, per girare le scene principali e più belle del film ritenuto una pietra miliare della storia cinematografica, è estremamente significativo per la gente di Palosco rivivere quei momenti intensi e quei ricordi emozionanti quali solo un grande come Ermanno Olmi ha potuto lasciare.

Questo è quel che il concerto ha cercato di ricreare.

Suoni e Armonie 2016 “il nostro concerto”

 

“Il nostro Concerto”

Domenica prossima 29 maggio alle ore 17 il quarto appuntamento con la Scuola Civica di Pianoforte, nella manifestazione Suoni e Armonie, giunta alla XIXma edizione. In scena lo spettacolo concerto dal titolo “il nostro concerto” un omaggio a Umberto Bindi in un programma denso di brani celebri di grandi autori della canzone . Non mancheranno brani del repertorio francese e americano.

L’organico è formato da voce solista: Elisabetta Martinelli, Mario Martina mandolino e chitarra, Abele Martina mandola, Stefano Donatelli pianoforte e tastiere, Marco Grassi, tastiere, Alessandro Maffi fisarmonica. Gli arrangiamenti sono di Giampaolo Botti che eseguirà anche al pianoforte.

La narrazione è affidata a Francesco Furore. Per coronare un coretto di voci bianche.

Durante il concerto si potranno ascoltare anche alcuni brani di musica classica per pianoforte.

Il concerto si svolgerà nell’Auditorium di Piazza Castello a Palosco

La manifestazione a cura dell‘Associazione musicale StudyArt Pianoforte è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del comune di Palosco.

La manifestazione 2016 ha avuto inizio con le due serate dedicate agli allievi più piccoli ed agli allievi dei corsi medi e avanzati. I piccoli e piccolissimi allievi si sono alternati in una festa di colori, suoni ed emozioni dove non è mancata neppure una piccola esibizione canora. Alcuni allievi dei corsi superiori invece, alle prese con brani più impegnativi hanno potuto mostrare degnamente il livello raggiunto del loro percorso svolto.

La Signora Riva ormai conosciutissima presentatrice che da anni veste questo ruolo splendidamente soprattutto con i bambini, come sempre è stata l’ animatrice della serata sdrammatizzando in alcuni momenti anche la tensione emotiva dei piccoli allievi, portando una nota di allegria per tutta la durata delle esibizioni.

XIX edizione di Suoni e Armonie all’insegna di Johannes Brahms e Franz Liszt

Johannes-Brahms 1

Sabato 29 maggio il recital pianistico con gli allievi che affrontano lo studio del pianoforte da qualche anno in più. Durante il corso di questa serata il pubblico ha potuto ascoltare brani di notevole livello tecnico e interpretativo quali la rapsodia ungherese n.6 di Franz Liszt, eseguita da Martina Cotelli che pur giovanissima ed affacciatasi da pochissimo tempo ai recitals pianistici ha saputo mascherare le difficoltà tecniche con agilità e abilità in maniera brillante rendento tutto lo spirito istrionesco di Liszt e suscitando entusiasmo nel pubblico.

Largo spazio al pathos con Marco Grassi, nella ballata dell’op.118 di Johannes Brahms, di cui ha offerto al pubblico un’ interpretazione appassionata senza alterarne la forma, ma soprattutto esaltando le emozioni nei diversi momenti drammatici e intimi del brano, evitando come spesso si sente, di cadere in un’ esecuzione corretta e lineare ma di note asettiche non conformi al carettere e allo stile del compositore di Amburgo.

La volta poi di Alessandro Maffi con la Sonata op. 31 n.2 di L.v. Beethoven, e la ballata in si minore di F.Liszt. “La tempesta”, così titolata è una sonata del cosiddetto secondo periodo Beethoveniano, chiamato “periodo di pensiero” caratterizzato appunto da ripensamenti del carattere, dello stile compositivo e della vita, frammentata da momenti tragici e di eroismo, e dall’avvento della sordità, che più tardi sfoceranno in quegli stravolgimenti della forma, che resero colossali e così originali le creazioni senza tempo di Beethoven. Divisa in tre movimenti e durata circa 23 minuti, presenta passaggi di difficoltà tecniche “sul filo del rasoio” sia nel primo sia nel terzo movimento, mentre nel secondo il rigoroso carattere meditativo e profondo non permette licenze stilistiche, e la severa profondità dell’animo deve rivelarsi nella sua interezza e veridicità.

Franz_Liszt_alt

Franz Liszt, virtuoso della tastiera, in questo brano fortemente visionario ed evocativo, la ballata n.2 anch’essa di non breve durata (un quarto d’ora circa), non può che impegnare l’esecutore e nel contempo l’interprete. E questo è ciò che il pubblico ha percepito dall’esibizione di Alessandro Maffi, gradualmente sempre più sicuro nell’affrontare e nel “tenere” salde le esecuzioni di questi monumenti del repertorio concertistico.

Altri importanti gioielli del repertorio pianistico sono sussegguiti: la prima rapsodia op. 79 di J.Brahms con un bravo Francesco Furore, lo studio op, 25 n.1 di F.Chopin dai pieni e morbidi arpeggi, e lo studio di Scriabin in do# minore op. 2 lento e nostalgico più volte apparso nei programmi dell’ultimo Horowitz, eseguiti da Mattia Colnago, “Andaluza” la famosissima danza spagnola di E. Granados con Roberto Pinetti, e ancora di F. Liszt lo studio di tecnica trascendentale n. 11 “armonie della sera” , dura prova per tutti i pianisti, risolto in questo concerto per mano di Stefano Colombi.

Nella seconda parte, fuori programma, l’intervento di Stefano Donatelli, che ha già dato numerose prove di valenza pianistica. Fedele al palcoscenico di Palosco, quest’anno ci ha offerto le variazioni su un tema di Haendel op. 24 di Johannes Brahms. In sintonia perfetta con il programma del concerto, le variazioni dedicate da Brahms a Clara Schumann, hanno riempito ancora per circa 25 minuti la serata così conclusasi, offrendo all’uditorio un’alta dimostrazione di tecnica pianistica in un brano così differenziato e ardimentoso. Stefano Donatelli con la sua preparazione e le sue abilità, non lascia mai insoddisfatti; c’è poco da dire, le sue esecuzioni passano dai tempi lenti alle cascate di quartine precipitose, dai pianissimo ai fortissimo senza risparmio….e ormai tutti ben conosciamo.

Serata piena di emozioni graditissima agli ascoltatori, conclusasi con successo a pieno titolo.

Giampaolo Botti

Stefano Donatelli al museo Archeologico Nazionale Val Camonica

Stefano Donatelli apre il nuovo anno di attività dell’Associazione
Cividate Camuno sabato 19 settembre alle ore 21, via Roma 29

Stefano Donatelli

Stefano Donatelli

Quest’anno ad aprire la stagione musicale dell’Associazione sarà Stefano Donatelli con un recital pianistico a Cividate Camuno in valle Camonica.
Il ricco programma comprenderà brani di Schumann, Rachmaninoff, Liszt, Gershwin,Botti e Brahms.
Oltre al graditissimo inizio per il nuovo avvio delle attività, l’occasione questa per conoscere i luoghi, la storia e i prodotti della Val Camonica.
Il 19 e 20 settembre 2015 dalle ore 18,00  il Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica di Cividate Camuno invita a MOMENTO  diVINOun’occasione per conoscere e apprezzare il patrimonio archeologico di età romana  accostando la visita del Museo alla degustazione di prodotti tipici del territorio.si celebrano le Giornate Europee del Patrimonio, un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nella realtà sociale italiana.
L’evento si inserisce nell’ambito della storia dell’alimentazione, scelto quest’anno dal Ministero dei beni e delle attività culturale e del turismo, quale filo conduttore di queste giornate, in accordo con il tema di EXPO Milano 2015.

Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica

via Roma 29 Cividate Camuno (BS)
telefono fax 0364.344301
e-mail: museoarcheologico.vallecamonica@beniculturali.it
www.museoarcheologico.valcamonicaromana.beniculturali.it
ORARI APERTURA MUSEO:
dal martedì al sabato dalle ore 8.30 alle ore 19.00
domenica e festivi  dalle ore 8.30 alle ore 14.00
lunedì chiusura settimanale se non festiva
INGRESSO LIBERO

Emozioni al concerto in Santa Giulia

Monastero Santa Giulia

Un leggero brusio generale, qualche animo sospeso nell’incertezza di alcuni aggiustamenti tecnici,e i pochi animi di silenzio calato si spaccano di netto: il primo suono minaccioso e di presagio ‘”Sol diesis” irrompe precipitando all’arpeggio cupo del basso in tonalità minore di Do diesis, e istantaneamente prende corpo l’ immagine di un fantasma quasi inquietante,vagante in una magica atmosfera di suoni ed echi evocativi,poco a poco sempre più coinvolgenti.

Sono le 20 passate da 15 minuti e come ..improvvisate”le note veloci della mano destra, si rincorrono agitate vorticosamente, in quel che, nel lontano 1834 fu composto e destinato ad essere il quarto brano catalogato come opera 66 nella raccolta, e cancellato poi dallo stesso Chopin.

Grazie ad un amico che decise di pubblicarlo nonostante le volontà del maestro, fra i 4 improvvisi è quello divenuto più conosciuto.

         Chopin. Improvviso op.66

Così i pensieri corrono, indagando nel mistero del destino di questa musica, che non avrebbe dovuto esistere e, forse per caso forse no, in questo momento ancora, dopo quasi due secoli, ricrea le ansie e le paure dell’anima agitata di Chopin, turbando il pensiero dei presenti. E la stessa natura di questa “improvvisazione”, dove ogni nota fugge senza possibilità di essere volutamente circoscritta o fermata in questo o quel tempo, rapisce, avvolge e trascina in un vortice di emozioni e immagini, ricordi sfuggenti; esiste nel momento in cui nasce (all’irruente sol diesis) e svanisce nel momento in cui il suono lentamente si perde all’ultimo Do diesis.

Venerdi sera 1 febbraio, tra gli archi e le volte dell’Auditorium Santa Giulia in Brescia le note cristalline del bellissimo Steinway hanno risuonato creando un’atmosfera densa e magica, durata senza interruzione per un’ora e dieci minuti.

Alessandro Maffi ad iniziare con questo improvviso di Chopin, bravissimo nel creare da subito questa sensazione che. interrotta solamente dagli applausi all’alternarsi dei musicisti, riportava alle proprie emozioni sull’iniziare del nuovo brano.

Musicisti”, è il termine solitamente usato, forse un po’ azzardato se coniato su giovani ragazzi che si avvicinano gradualmente all’esperienza concertistica. Entrare nell’olimpo della musica è permesso solo salendo gradualmente il Parnaso, col tempo e con la dedizione. E del monte degli Dei, è arduo misurarne l’altezza.

Ma questi giovani esecutori, venerdi sera hanno saputo fare soprattutto “musica” al di la delle ambizioni personali. “ …dai ragazzi ai ragazzi….” ha asserito durante la conferenza la Dottoressa Berlendis organizzatrice del convegno; “come messaggio …. stimolo per chi crede di potercela fare……”, e nel prender coscienza di questo dramma, della malattia qual’è la fibrosi cistica che colpisce soggetti soprattutto in giovane età, è stato quasi spontaneo, con le giovanissime testimonianze presenti, il crearsi di un clima solidale fatto di valori umani, che sono in sintonia solo con l’essenza più profonda della musica, e come in questo caso di un contesto medico così significativo e “vero”, non possono fermarsi all’esteriorità e alle convenzioni di circostanza.

Sala del “Coro delle monache”

Alla testa dell’Auditorium, dietro al pianoforte i preziosissimi e rinomati affreschi di Paolo da Caylina, nell’edificio costruito nel 400 come “coro delle monache”. Il tema della Crocefissione e della Salvezza riempie di colori e figure sacre, l’intera struttura.
Quale luogo e situazione migliore per sentirsi immersi in un’atmosfera densa di significati artistici, storici ed umani?

Le armonie restituite da un’acustica fra archi e volte hanno fatto il resto completando l’opera.
Così la Fantasia op 49 in Fa minore di Chopin (brano per altro non facile) ha risuonato in tutta la sua magnificenza nel frenetico slancio dei grandi arpeggi verso l’atto, ancora per mano di Alessandro Maffi.

Se, data l’occasione, di coraggio, eroismo e soprattutto speranza si parla, allora queste sono le caratteristiche della Polonaise op. 53 in La bemolle, resa brillantemente in tutta la sua veemenza, anche dove i passaggi si fanno ardui come nella lunga marcia di ottave in crescendo, da Francesco Forlani che ha anche aperto gli interventi della scuola di Danza di Chiari con il Valzer in Do diesis opera 64 sempre di Chopin.

Poi un Preludio e il Valzer in Si minore con la giovanissima allieva Daniela Gatti, che nonostante l’età e i primi passi nel vasto mondo della musica, non si è lasciata troppo intimidire, mantenendo quel che ormai si usa dire: “Self controll” (o autocontrollo per chi crede che la nostra amata storica lingua madre possa ancora meritarsi qualche attenzione almeno di natura affettiva), che le ha comunque permesso di lasciar trasparire una sensibilità musicale verso questo genere di musica.

I colori e le figure del 1400 non dovrebbero aver nulla a che spartire con le forme e le macchie colorate dell’impressionismo, ma l’Arte del suono può trascendere anche questo, e per tutto ciò che ha di magico la musica di Debussy, forse più ancora dell’Arte del colore, non ha limiti di spazio e di tempo, e questa magia può diffondersi nel preciso istante in cui vive il suono, creando atmosfere ed emozioni senza dover disturbare eventi, o identificare luoghi e tempi precisi. Un pò come si diceva poc’anzi anche per Chopin.

Ma in tutto questo oltre all’inconsistenza materiale propria della natura musicale, c’è il genio di Debussy che attraverso sonorità sfuggenti, forme sempre in movimento, luci ed ombre momentanee, crea sensazioni atemporali, emozioni brevi e continue che sfumano quasi sul nascere; a questo si aggiunga tutto il sistema di scale modali arcaiche o medievali, pentafoniche ed esatoniche, evocanti luoghi, riti intrisi di sacralità antiche, per questo pregnanti di sentori remoti e arcani, inconsistenti e rarefatti. Ecco perchè si può essere seduti il 1 febbraio del 2013 in un Auditorium che fu luogo sacro, di fronte ad affreschi del 400 ascoltando musica tutto sommato moderna, ed evocare luoghi, tempi antichissimi che si fondono con le emozioni di fugaci momenti della propria personale esistenza.

Giorgio Magni ha interpretato l’Arabesca N.1, delicato brano con tocco e sensibilità equilibrate,
lasciando che le forme sonore arpeggianti si fondessero fino a perdersi nelle volte di tutta quella che fu l’antica chiesa, per tornare a far vibrare echi e cori lontani.

Giovanni Costa-1890

Alessandro Maffi invece ha eseguito Giardini sotto la pioggia tratto dalle Estampes. Tutti gli elementi della natura sono presenti: fiori, acqua, grandine, luci iridescenti e dorate che si stagliano sull’erba o fra gli oggetti dopo un temporale, alberi e foglie in balia del vento, cupe nuvole in arrivo, tutto dipinto in questo brano in un alternarsi di immagini con tutte le loro particolarità. Ma con la musica, oltre ad evocare “visioni” scure o luminescenti, Debussy riesce sempre a provocare “emozioni”. Tutto ciò che appare ai nostri occhi nel momento in cui vediamo e alla nostra mente nell’istante in cui evochiamo, emoziona. Il vento, il suono di un flauto, il rintocco di campane, gli echi di un canto corale, quando si tratta di Debussy, portano sempre notizie da lontano….nel tempo.

Non sono trapelate incertezze nell’interpretazione di Giorgio Magni nei due studi tableaux di Rachmaninoff; molto particolare il n.9 dell’opera 33 in Do# minore, dove la forza fisica e nervosa è al servizio dell’angosciante nuda crudeltà del dramma. Lì, non c’è possibilità di illusioni! Più che di fronte al pittore russo Kandinsky si ha piuttosto l’impressione di Guernica di Picasso, dove la devastazione psicologica si somma a quella fisica delle macerie della guerra; l’orrore della fucilazione del Goya, e un ansioso crescendo che toglie il fiato e termina lanciando una nota acuta dopo violenti accordi ribattuti. Proprio come immerso in un dramma allucinante Munch lancia il suo Urlo ..!Un groviglio indistinguibile fra paura rabbia o disperazione.

E ancora Francesco Forlani, sempre più coinvolto e coinvolgente, con il preludio opera 23 N. 5 in sol minore. Rachmaninoff non concede nulla: agilità, forza, scatto e precisione nei grandi salti sulla tastiera, tecnica del ribattuto e del crescendo sono i requisiti che il più grande pianista di tutti i tempi richiede ad un esecutore per l’interpretazione di questo pezzo. Rachmaninoff si esegue grazie all’incoscente entusiasmo del ventenne che prende il nome di coraggio ed esperienza in età più matura. L’eroica corsa a cavallo di fieri destrieri, senza incertezze verso aspirazioni che riempiono di ideali e di speranza.
Altri i brani significativi in programma, ma questo è stato il brano conclusivo del concerto che ha trovato immediata risposta del pregevole pubblico di quella sera.

Purtroppo la musica non può più di tanto di fronte a drammi come quello di cui al tema del convegno; certamente l’insostituibile importante lavoro, è designato al ruolo gravoso di responsabilità e dedizione delle diverse eminenti personalità della medicina presenti in sala.
Ma se, come a detta della Dottoressa Berlendis, un messaggio può esser da stimolo e d’aiuto siamo contenti di aver partecipato seppur in minima parte.

L’associazione Rubinstein manifesta le proprie congratulazioni agli organizzatori, ed esprime il compiacimento per la riuscita di questa esperienza significativa, in un contesto molto particolare e in un ambiente di tale prestigio storico ed artistico.

Un grazie sentito anche per il pianoforte Steinway e Sons portato e molto ben preparato dalla ditta Passadori di Brescia, come sempre attentissima nella cura minuziosa dei particolari, segno questo di grande professionalità ed esperienza.

 

Giampaolo Botti

Suoni e Armonie 2014 “Fra Italia e America”

 

Concerto di musiche Italoamericane

Little Italy - New York Manhattan 1900 circa

Little Italy – New York Manhattan 1900 circa

Domenica 1 giugno – Sala piena e pubblico entusiasta al concerto di musica Italoamericana.

Bis richiesto caldamente da tutto il pubblico presente, nonostante il caldo, dopo circa un’ora e un quarto di musica.

Un pò di commozione in alcuni brani dai “vecchi ricordi”, alcuni entusiasti per i brani americani come Someday, il difficile pezzo cavallo di battaglia di Della Reese, una delle più grandi interpreti del Jazz, e rielaborato da Mina ritenuta la più grande interprete di questo brano anche dai critici più severi.
Nell’auditorium gremito di Piazza Castello la voce di Elisabetta Martinelli ha vibrato per tutto il concerto suscitando emozione, e a tratti anche qualche brivido, nonostante la varietà di stile, e genere dei brani.
Il gospel “The battle of Jericho” della leggendaria Mahalia Jackson ha entusiasmato all’istante gli ascoltatori grazie anche al coretto dei bambini che han messo tutta l’energia che avevano in corpo. L’elaborato accompagnamento ritmico ha fatto il resto.
Celentano e Jannacci fanno pensare, e dopo i brividi intanto che li suoni, resti come ammonito durante l’applauso che quasi non senti, ……ti ci vuole un attimo e un lungo respiro per “ricordarti che sei in scena”.
E di “Tu vuò fa l’americano”, l’elaborazione pianistica e prolungata per oltre quattro minuti, l’ha trasformato in un brano “da concerto” impegnativo sia per l’esecutore “Stefano Donatelli” che per l’ascoltatore.
Quando l’ho scritta, un pò di timore che fosse un pò “fuori luogo” non nascondo di averlo avuto … ma le mani di Stefano Donatelli convincono alla grande, e il pubblico ha confermato che quando la musica è bella, o quanto meno, quando cerchi di farla con passione al meglio che puoi, (perchè ci credi veramente), difficile o no , non ha orizzonti o limiti.
Poi è ovvio che, chi ha vissuto quei momenti e quel periodo, non può altro che emozionarsi; ma c’erano anche diversi giovani fra il pubblico e questo fa ancora più piacere.
Insomma, il tempo passa…! Ma per certi capolavori si è fermato…!
Bravi anche Marco Grassi, Daniela Gatti, Martina Cotelli, e Giulia Plebani che oltre a domenica, da giorni si stanno esibendo in diversi saggi e concerti con Chopin, Debussy, Granados.

EmigrantiIl bis è stato voluto insistentemente dal pubblico, e non avendolo preparato, c’è stata quasi obbligatoriamente (di necessità virtù) un’improvvisazione pianistica e un “venitemi dietro…alla Jannacci” con il brano “parla più piano” dal film “il Padrino 1…” ambientato in America, con Marlon Brando, Robert de Niro, Al pacino, musica di Nino Rota (italiano), tanto per essere in tema.

Peccato che il concerto ad un certo punto finisce!….ed è quello che han detto in molti domenica scendendo le scale; ogni tanto, non sempre, qualche volta succede….ma: “…di domani in domani lo spettacolo si rinnoverà” come diceva il grande Enzo.

Un grazie a tutti gli esecutori, Mario Martina (a lui basta rammentare il tema di un brano e il resto è fatto), Alessandro Maffi, al coretto, al narratore Francesco Furore; grazie in modo partcolare ad Elisabetta protagonista della performance, ed a Stefano , senza il quale sarebbe mancata una delle “colonne portanti”…! Ma soprattutto grazie ancora a tutto il pubblico intervenuto, per il calore e il consenso dimostrato.
Questo, è quel che ti aiuta a capire che, nonostante le difficoltà, la musica vale la pena di essere fatta; oltre al grigiore e allo squallore , nella vita ci sono anche le cose belle.

Giampaolo Botti

SUONI E ARMONIE 2014

Sala colma durante gli appuntamenti di Suoni e Armonie svoltisi la scorsa settimana.

Bravissimi i piccoli allievi che con le loro esibizioni e vestiti a tutto punto, hanno affrontato chi più chi meno spavaldamente la

la signora Riva al saggio con i bambini

salita della scaletta che porta dritta al pianoforte (gigantesco per loro). Anche i più timidi hanno superato la prova del pubblico grazie soprattutto alla simpatica Signora Riva che da anni è presente per condurre la serata. Con fantasia e garbo riesce sempre a spezzare l’atmosfera di ghiaccio iniziale e infondere un senso di festa , quest’anno arricchita ulteriormente da una sua improvvisata esibizione canora. E’ giunta poi la parte riservata ai corsi medi e superiori, ragazzi in giovane età mettersi alla prova con brani del repertorio pianistico, come valzer di Chopin, Notturni, Polacche, Preludi, Granados, Beethoven, Schubert, Bach…con i quali si è potuto notare il progresso tecnico, musicale e il percorso svolto dai giovani durante il corso dei loro studi.

 

Autografo del I improvviso di F. Schubert

 

Venerdi 23 il recital pianistico dedicato a Schubert, Schumann e Chopin con un’unica eccezione: la ballata in sol minore op. 118 di Brahms. Mattia Colnago, Alessandro Maffi, Stefano Colombi, Francesco Furore e Marco Grassi al pianoforte per circa 45 minuti con brani celebri di questi autori, fra cui gli improvvisi dell’op. 90 e 142 di Schubert, i notturni in Re bemolle op.27 e in Fa maggiore op.15, la polacca in Fa # minore op. 44 di Chopin.

 

 

Nella seconda parte del concerto è intervenuto Stefano Donatelli, che ancora una volta dopo il successo dello scorso anno, sempre a Suoni e Armonie, riconferma la sua abilità lasciando intravedere la tenacia con cui affronta lo studio dei brani del repertorio pianistico    più insidioso.

Clara Wieck e Robert Schumann

Stavolta erano gli Studi Sinfonici op. 13 di Schumann ad essere interpretati; un tema in Do # minore seguito da 11 studi (variazioni) e il finale.

Come sempre non sembrano esserci esitazioni, tutto ben detto e chiaro, dai pesanti accordi con gli accenti ritmici “sfasati”, al canone di ottave e accordi; tutto quanto di particolareggiato e indicato sullo spartito, tutto quanto rende difficoltosa la realizzazione di un passo e la complessità del gioco fra le due mani tipico della scrittura di Schumann. Ogni studio riportato all’uditorio, evidenziando la sorpresa e la colorita differenza che Schumann pone da una variazione all’altra. Sorpresa che ha raggiunto il punto più alto nel gran finale, una conclusione tutta alla “Davidsblundler” col tipico slancio eroico che caratterizza spesso i finali come il Carnaval e altro. Dopo il susseguirsi ininterrotto di tutti gli studi Sinfonici ber oltre 25 minuti di musica, la sala pressochè colma con il pubblico catalizzato, esplode in applausi ripetuti costringendo Stefano Donatelli a rientrare più volte.

Giampaolo Botti

Da Chopin a Kapustin

Un’esibizione davvero brillante quella di Stefano Donatelli, sabato sera all’auditorium di Piazza Castello.
Nonostante un programma arduo sia tecnicamente che stilisticamente, le mani di Stefano non sembrano avere incertezze.
D’altronde il modo di studiare e di affrontare poi l’esecuzione di qualsiasi brano, sono ormai noti a tutti quelli della “cerchia stretta”.
E anche per quelli non proprio della cerchia strettissima, che ormai non sono pochi, (soprattutto nel paese di Palosco dove da tempo si esibisce tramite e con l’Associazione di cui egli stesso fa parte), Stefano è una garanzia ogni volta che si avvicina alla tastiera. Per i collaboratori, per gli organizzatori, per il pubblico che lo conosce non c’è bisogno di biglietto di presentazione.

Le sue prime esecuzioni risalgono e nascono con “Suoni e Armonie” nel 1997, allora partecipante come allievo principiante, nel concerto serale della scuola; l’unica particolarità è che questo allievo di giovanissima età presentò un programma con brani di Chopin, Liszt, Rachmaninoff, e Scriabin.
Già allora si intuì, come questi brani di livello non lo intimidissero, e soprattutto, come gli fossero congeniali alcuni autori postromantici. Là, dove la musica si faceva complessa e la tecnica ardua, si vide una certà famigliarità, come se questi brani avessero lasciato il posto all’entusiasmo piuttosto che alla preoccupazione nonostante l’età.

da sinistra: Giampaolo Botti e Stefano Donatelli

Anche se a rigor di vero, Stefano oggi scrive che alcuni autori quali Granados, dopo averli sentiti in varie occasioni di saggi e manifestazioni locali, fossero già “nel mirino” a quell’epoca, arrivarono comunque più tardi, almeno per quanto riguarda il pubblico.
E sempre a rigor di vero, nelle discussioni, in cui caldamente e animosamente , si è molte volte dissertato nel corso di questi anni, di musica, di armonia, di stile e molto altro. Della musica e ciò che gli sta intorno si discute…da sempre.

A mio parere, ed a differnza di Stefano, tutto questo non fa parte tanto di “lacune scolastiche”, quanto di quel lavorio continuo che porta il nome di “maturazione”.
L’interpretazione dei brani di tutti i grandi autori, fra i quali anche Granados e Kapustin, è sempre (o almeno deve essere) il risultato di un lungo e attento lavorio; e soprattutto il fatto che ogni decisione di come e quando portare le proprie scelte all’esterno, nasce dal pensiero, dal ripensamento e dalla ricerca, dalla conoscenza e dalle idee. Se poi le scelte riguardano autori non comuni come Kapustin, il percorso è ancora più complesso.

il compositore e pianista Ucraino Nikolai Kapustin
1937-2020

In quanto a Kapustin: l’armonia è in movimento continuo fra modalità, tonalità e cromaticità con contaminazioni anche Jazzistiche; melodicamente scivola continuamente quasi sempre da una scala all’altra, sembra trovare la stabilità di un tema definito almeno armonicamente; qualche slancio romantico non manca, e ritmicamente le combinazioni sovrapposte e complesse non lasciano respiro…l’elemento ritmico più semplice è quantomeno la sincope.

Nicolay Kapustin, un maturo signore dalla barba bianca conosciuto oltre continente, con tutta l’aria del professore che si rivela quando seduto al pianoforte, sembra far diventare tutto semplice. Le sue composizioni cominciano da poco tempo ad apparire timidamente in qualche raro cartellone, e gli spartiti fino a qualche tempo fa erano difficilmente reperibili.

D’altra parte la scrittura dei grandi compositori non lascia spazio a mezze verità! Come diceva un mio grande maestro: “nella musica non si possono raccontar bugie”.
E le mezze verità sono verità non dette fino in fondo. Se si omette qualcosa, in sostanza si mente.
L’interprete oltre alle “mani” (che pure deve lungamente esercitare) si deve porre davanti al compositore con l’umiltà e la consapevolezza che quel che è stato scritto, non è spendibile con leggerezza.
In caso contrario si snaturerebbe il contenuto, il significato, l’intenzione del compositore; si tradirebbe il fine ultimo della musica. Personalmente mi sentirei di recare offesa al compositore se non alla musica stessa. Le “mani” sono il mezzo, ma la musica è la mente e l’anima. E tutto questo ha un costo, un costo a volte elevato che si prolunga nel tempo, negli anni. Non è gratutito neanche alle “nature dotate”. Ci si sente come incompleti, mancanti di qualcosa, e quando si finge di non vedere, è come se si tradisse la musica che fa parte di noi.
La musica per sua essenza non tradisce; le persone son capaci di tradire… ma la musica no!
E quindi il sentimento è di assoluta trasparenza verso quest’arte sublime…non è possibile tradirla.
Se da qualche tempo non sentivamo Stefano Donatelli regalare al pubblico nuove musiche, nuovi autori, nuove ricerche ed intenzioni musicali, l’altra sera questo è in parte avvenuto.
Uso l’espressione “in parte” perchè frequento la musica da anni, e mi sento di dire a cuor sereno che la strada potrà riservare sicuramente altre nuove scoperte ed emozioni.

el Pelele – Francisco Goya

Che Stefano Donatelli sia già “avanti” con il pianoforte, lo ha  ampiamente dimostrato in questi anni, ma ha anche dalla sua parte il fatto che è giovane, ed ha ancora molte risorse da giocare.

Nel frattempo ci mostra la vivacità dei colori dei quadri di Goya attraverso Granados. Due brani da “Goyescas”, la suite per pianoforte composta nel 1911 in due libri ispirata a opere di del grande pittore. I 2 brani eseguiti: “Los requiebros” (i complimenti) e “el pelele” (il fantoccio di paglia).

Questa raccolta, venne eseguita da Granados stesso, nel 1911 il primo libro fu eseguito al Palau de la Musica Catalana di Barcellona e il secondo libro nel 1914 alla Salle Pleyel di Parigi. Dopo il successo e la risposta entusiastica, fu incoraggiato a far di questo brano un opera dal pianista americano Ernest Schelling, che eseguì la Suite negli Stati Uniti,

La stessa, in un atto e tre quadri su libretto di  Fernando Periquet y Zuanznabar, andò in scena la prima volta al Metropolitan Opera di New York City il 28 gennaio 1916.

 

Schumann e Chopin vicini nel periodo romantico e così diversi fra loro. Anche i “classici” del repertorio pianistico non lasciano spazio ad incertezze.  Nonostante la contemporaneità storica, e l’amicizia fra Chopin e Schumann, le loro opere esigono tecnica, intenzioni, e rigore stilistico completamente differenti.

In sostanza un concerto di non facile realizzazione.

Ecco tutto, il resto si può immaginare…!
Sabato sera 11 maggio nell’Auditorium di Piazza Castello di Palosco, in concerto erano : Schumann, Chopin, Granados e Kapustin: un programma vario e ricercato, difficile, bello, inusuale e interessante.
Al pianoforte Stefano Donatelli.

Giampaolo Botti

Pierrot, Pippo e…l’Armando

Teodoro Simoni-Serenata

Dove te n’vai Pierrot,
pallido e mesto così

senza sorriso giocondo
sempre ramingo nel mondo
che vuoi sperar dalla vita quaggiù
quando v’è gente che non ama più
prendi la fida chitarra….ritorna a cantar
non lacrimar

Canta…Pierrot!
La più stolta canzone del cuore
canta perché…se tu piangi si burlan di te
non sospirar…nel ricordo del tempo che fu
devi, nella vita…
recitare la farsa anche tu…

 

 

 

Questo il piccolo prologo recitato sommessamente al principiar delle prime note di una malinconica voce di mandolino, accompagnato dal suono del pianoforte.

Pierrot, Pippo e…l’Armando ha fatto il bis, dopo il successo della “prima” paloschese lo scorso anno; la replica Sabato 2 Luglio in piazza Pertini a Palosco, con altrettanto entusiasmo dei protagonisti e riscontro del pubblico presente. A dire il vero questo è stato il “tris” richiesto, poiché la primissima fu ad Adro sempre lo scorso anno.

Lo spettacolo tratta dei ricordi e delle speranze, così come dei valori di un tempo ormai lontano…e mai così attuali.

Un viaggio musicale che attraversava le diverse sfumature della vita, partendo dalle interpretazioni melodiche di Cesare Andrea Bixio, fino a quelle del teatro leggero: i ritmi jazz di Gorni Kramer come punto di svolta della storia della musica italiana.

Un concerto che mette in luce come i temi dell’amore, della guerra, della sofferenza e dell’allegria vengano cantati con una sensibilità sempre più intensa, fino all’ironia e all’irriverenza di Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci.

Nella ricca scaletta si ricordano capolavori storici come “la canzone dell’amore”, titolo del primo film sonoro con De Sica del 1930, la cui canzone di C.A.Bixio, meglio conosciuta come “solo per te Lucia” spiccava dalla colonna sonora. E non meno conosciuta “parlami d’amore Mariù” sempre di Bixio nel film “gli uomini che mascalzoni” del 1932.

A cantar d’amore si continua anche nel 57 con le commedie di Garinei & Giovannini musicate da Gorni Kramer, “un paio d’ali” che comprendeva la bellissima melodia di “non so dir, ti voglio bene” richiamando alla memoria, l’amore fra Petrarca e Laura, e Dante e Beatrice.

Poi ancora, “un bacio a mezzanotte” sempre di Kramer, e la “festosa” : Domenica è  sempre Domenica” dal musichiere con il grande Mario Riva.

“piccola Italy” invece ricorda la famosa vecchia strada di New Jork, la strada degli emigranti italiani, in cui ci stava una Piedigrotta, la pummarola, i panni stesi al sole…ma le guaglione ‘nammurate si chiamavano Mary e non Marì”.

E’ poi la volta di Enzo Jannacci con le sue originali storie umane drammatiche come “gli zingari” (scritta in tempi e in contesti sociali dove queste problematiche forse non erano ancora così in evidenza).

Ma anche là dove le storie personali si sommano a quelle sociali, come in “l’era tardi” dove la chiara espressione contro la guerra, passa attraverso il dramma di un uomo che nella malinconia di una sera, senza un soldo, con i debiti da coprire, cerca aiuto ad un amico, il Rino, ricordandogli i tempi eroici, quando al fronte combattevano fianco a fianco ” contra i bumb e i fusilad…”. Ma “l’era tardi, in quella sera straca” e il disturbare un vecchio amico, quando ormai tutto è passato e i grandi valori lasciano ormai il posto ad una società indifferente, si riduce ad uno spiccio epilogo con un angosciante niente di fatto.

Col trascorrere della serata, l’ atmosfera “impegnata” e la tensione drammatica, si delinea più incisivamente, insistendo con Jannacci e le sue “scarp de Tenis”. Qui l’indifferenza sociale è denunciato fortemente se pur con toni anche apparentemente ironici, perchè alla fine si passa sopra al cadavere del “barbun”.

Non di meno “l’uomo a metà” che vive nella più totale apatia, con nulla da ricordare della sua vita, senza ideali, con amori incerti, forse anche toccato dal dolore, ma ormai senza nemmeno essere  scosso dal passaggio di un aereo militare che “puzza di guerra, e neanche tanto lontano”.

“non ce l’ho la biro…”un momento del concerto

Jannacci non si smentisce nemmeno nel ” me indiriss”, quando trovandosi all’anagrafe e dopo aver avuto un inutile battibecco allo sportello per non essere in possesso di una biro, poi gentilmente prestatagli da uno sconosciuto, chiede un documento di nascita senza ricordare nemmeno più l’indirizzo, e ritornando di colpo al flash di un ricordo dei tempi “miseri” e della sua abitazione di “ringhiera” (così chiamata nel Milanese), dove persino i servizi erano “tripli…si, ma in mes al prà”.

Non è mancata nemmeno la “mala” raccontata in maniera ilare e quasi surreale da Jannacci, nel vivace e patetico “Armando” alle prese con una giustizia molto alla salsiccie e polpette.

Altra denuncia contro la guerra Jannacci la esprime con il ricordo autobiografico di suo padre, perso appunto nel periodo bellico, quando dalla finestra lo guardavano “partire e voltarsi a salutare con la mano…per non tornar mai più”.

Non mancano anche i momenti dove l’aria “tesa” si scioglie un pò. Le provocazioni e le denunce continuano ma in modo molto più garbato e giocando con l’ilarità fine di Giorgio Gaber che esterna la sua delusione al tavolino del solito bar, davanti a due bicchieri di “Barbera e Champagne”, o che si beffa allegramente di una Milano sempre più concentrica cantando “come è bella la città” al ritmo di un nobile valzer francese.

O ancora l’allegria del “Riccardo” che gioca al biliardo da solo, ma per tutti è “il più simpatico che ci sia”. Sempre là…al bar del Giambellino.

Altri bellissimi brani noti, come “amore fermati”, “la mia canzone al vento” “per un basin”, “Pippo non lo sa”,”un palco della Scala”, ” il valzer dell’ organino”….

Tutto in un programma ricchissimo di brani e di “emozioni” durato circa due ore. E come se non bastasse, alla fine non sono mancati tre omaggi a Lelio Luttazzi, Armando Trovajoli, ed alla amatissima Nilla Pizzi.

un momento del concerto-Piazza Pertini

Ricordo doveroso alla Regina della canzone, (a detta dei musicisti) con i suoi brani più noti: “vola colomba” “grazie dei fior” ” una donna prega” e ” una sera d’estate”, per la sua recente scomparsa.

La risposta entusiasta del pubblico non si è fatta attendere, in una “sera d’estate”, seduto tranquillo all’aperto, ad ascoltare belle melodie “ritrovate”, immerso in una moltitudine di colori e pensieri, mentre il tempo è trascorso velocemente, e una lieve brezza  che accarezzava i ricordi.

Giampaolo Botti