Emozioni al concerto in Santa Giulia

Un leggero brusio generale, qualche attimo sospeso nell’incertezza di alcuni aggiustamenti tecnici, e i pochi attimi di silenzio calato si spaccano di netto:  il primo suono minaccioso e presagevole “Sol diesis”  irrompe precipitando all’arpeggio cupo del basso  in tonalità minore di Do diesis,  e istantaneamente  prende corpo l’immagine di un fantasma quasi inquietante, vagante  in una  magica atmosfera di suoni ed echi evocativi, poco a poco sempre più coinvolgenti.

Sono le 20 passate da 15 minuti e come “improvvisate” le note veloci della mano destra, si rincorrono agitate vorticosamente, in quel che,  nel lontano 1834 fu composto e destinato ad esser il  quarto brano catalogato come opera 66 nella raccolta, e cancellato poi dallo stesso Chopin.

Grazie ad un amico che decise di pubblicarlo nonostante le volontà del maestro,  fra i 4 improvvisi è quello divenuto più conosciuto.

manoscritto della Fantasia improvviso op. 66

manoscritto della Fantasia improvviso op. 66

Così i  pensieri corrono, indagando nel mistero del destino di questa musica, che non avrebbe dovuto esistere e, forse per caso  forse no, in questo momento ancora, dopo quasi due secoli, ricrea le ansie e le paure dell’ anima  agitata  di Chopin, turbando il pensiero dei presenti.  E la stessa natura di questa “improvvisazione”, dove ogni nota fugge senza possibilità di essere volutamente circoscritta o fermata in questo o quel tempo,  rapisce, avvolge e trascina  in un vortice di emozioni e immagini , ricordi  sfuggenti ;  esiste nel momento in cui nasce (all’irruente sol diesis) e svanisce nel momento in cui il suono lentamente si perde all’ultimo Do diesis.

Venerdi sera 1 febbraio,  tra gli archi e le volte dell’Auditorium Santa Giulia in Brescia  le note cristalline del bellissimo Steinway & Sons hanno risuonato creando un’atmosfera densa e magica, durata senza interruzione per un’ora e dieci minuti.

Alessandro Maffi ad iniziare con questo improvviso di Chopin, bravissimo nel creare da subito questa sensazione che, interrotta solamente dagli applausi all’alternarsi dei musicisti, riportava alle proprie emozioni sull’iniziare del nuovo brano.

“Musicisti”, il termine solitamente usato e un pò azzardato; e il maestro ben sa il peso di tanto titolo,  soprattutto se coniato su giovani ragazzi  che si avvicinano gradualmente all’esperienza concertistica. Il musicista entra nell’olimpo della musica e solo salendo il Parnaso col tempo e con la dedizione tale diventa. E del monte degli Dei è quasi impossibile misurarne l’altezza.

Ma questi giovani esecutori, venerdi sera hanno saputo fare soprattutto “musica” al di la delle ambizioni personali. <” …dai ragazzi ai ragazzi…”> ha asserito durante la conferenza  la Dottoressa Berlendis organizzatrice del convegno; <” come messaggio…. stimolo per chi crede di potercela fare….” > e nel prender coscienza di questo dramma, della malattia qual’è la fibrosi cistica che colpisce soggetti soprattutto in giovane età, è stato quasi spontaneo,  con le giovanissime testimonianze presenti, il crearsi di un clima solidale fatto di valori umani, che sono in sintonia solo con l’essenza più profonda della musica, e come in questo caso di un contesto medico così significativo e “vero”, non possono fermarsi all’esteriorità e alle convenzioni di circostanza.

Alla testa dell’Auditorium, dietro al pianoforte  i preziosissimi e rinomati affreschi di Paolo da Caylina,  nell’edificio costruito nel 400 come “coro delle monache” . Il tema della Crocefissione e della Salvezza riempie di colori e figure sacre l’intera struttura.

Quale luogo e situazione migliore per sentirsi immersi in un’atmosfera densa di significati artistici, storici ed umani?

Le armonie restituite da un’acustica fra archi e volte hanno fatto il resto completando l’opera.

Così la Fantasia op 49 in Fa minore di Chopin (brano per altro non facile) ha risuonato in tutta la sua magnificenza nel frenetico slancio  dei grandi arpeggi verso l’alto,  ancora per mano di Alessandro Maffi.

E se  di coraggio, di eroismo si parla, allora questi sono stati la caratteristica di una riuscitissima Polonaise op. 53 in La bemolle,  resa brillantemente in tutta la sua veemenza, anche dove i passi si fanno ardui come nella lunga marcia di ottave in crescendo, da Francesco Forlani che ha anche aperto gli interventi della scuola di Danza di Chiari con il Valzer in Do diesis opera 64 sempre di Chopin.

Poi un Preludio e il Valzer in Si minore con la giovanissima allieva Daniela Gatti, che nonostante l’età e i primi passi nel gigantesco mondo della musica, non si è lasciata troppo intimidire, mantenendo quel che ormai si usa dire:  “Self controll” (o “autocontrollo” per chi crede che la nostra amata storica lingua madre possa ancora meritarsi qualche attenzione almeno di natura affettiva),  che le ha comunque permesso di lasciar trasparire una sensibilità musicale verso questo genere di musica.

I colori e le figure del 1400 non hanno nulla a che vedere con le forme e le macchie colorate delll’impressionismo, ma l’Arte del suono può trascendere anche questo, e per tutto ciò che ha di magico  la musica di Debussy,  forse più ancora dell’Arte del colore,  non ha limiti di spazio e di tempo, e può esistere nel preciso istante in cui vive, creando atmosfere ed emozioni senza disturbare eventi, luoghi e tempi. Un pò come si diceva poc’anzi per Chopin.

Ma in tutto questo oltre all’ inconsistenza materiale propria della natura musicale,  c’è il  genio di Debussy che attraverso sonorità sfuggenti, forme sempre in movimento, luci ed ombre momentanee, crea sensazioni atemporali, emozioni brevi e continue che sfumano quasi sul nascere;  a questo si aggiunga tutto il sistema di scale modali arcaiche o medievali, pentafoniche, tipiche di luoghi, riti e sacralità antiche.

Ecco perchè si può essere seduti il 1 febbraio del 2013 in un Auditorium che fu luogo sacro,  di fronte ad affreschi del 400 ascoltando musica tutto sommato  moderna, ed evocare luoghi, tempi antichissimi che si fondono con le emozioni di fugaci momenti della propria personale esistenza.

Arabesca N.1;  Giorgio Magni ha interpretato questo delicato brano con tocco e sensibilità equilibrate, lasciando che le forme sonore arpeggianti si fondessero fino a  perdersi nelle volte di tutta quella che fu l’antica chiesa,  per tornare a far vibrare echi e cori lontani.

Monet

Monet

Alessandro Maffi invece a eseguito tratto dalle Estampes: “Giardini sotto la pioggia”;  tutti gli elementi della natura sono presenti:  fiori, acqua, grandine,  luci iridescenti e dorate che si stagliano sull’erba  o fra gli oggetti dopo un temporale,  alberi e foglie in balia del vento, cupe nuvole in arrivo, tutto dipinto in questo brano  in un alternarsi di immagini con tutte le loro particolarità. Ma con la musica, oltre ad  evocare “visioni” scure o luminescenti, Debussy riesce sempre a provocare  “emozioni”.  Tutto ciò che appare ai nostri occhi nel momento in cui vediamo e  alla nostra mente nell’istante in cui evochiamo, emoziona.  Il vento, il suono di un flauto, il rintocco di campane, gli echi di un canto corale,  quando si tratta di Debussy, portano sempre notizie da lontano….nel tempo.

Non sono trapelate incertezze d’interpretazione da Giorgio Magni in Rachmaninoff : due studi tableaux;  molto particolare il N9 dell’opera 33 in Do diesis minore,  dove la forza fisica e nervosa è al servizio dell’angosciante nuda crudeltà del dramma. Lì non c’è illusione !  Più che di  fronte ai colori del pittore russo Kandinsky si ha l’impressione di un Guernica di Picasso, dove la devastazione è psicologica oltre che realmente fisica nelle macerie della guerra; l’orrore della fucilazione del Goya, e in un ansioso crescendo che toglie il fiato e termina  lanciando una nota acuta dopo violenti accordi ribattuti. Proprio come immerso in  un dramma allucinante Munch lancia il suo Urlo…! Un groviglio indistinguibile fra paura rabbia o disperazione

E ancora Francesco Forlani , sempre più coinvolto e coinvolgente, con il preludio opera 23 N. 5 in sol minore. Rachmaninoff non concede nulla: agilità, forza, scatto e precisione nei grandi salti sulla tastiera, tecnica del ribattuto e del crescendo sono i requisiti che il più grande pianista di tutti i tempi richiede ad un esecutore per l’interpretazione di questo pezzo. Rachmaninoff si esegue grazie all’incoscenza del ventenne che prende il nome di  coraggio in eta più matura.  L’eroica corsa a cavallo di fieri destrieri, senza incertezze verso aspirazioni che riempiono di coraggio e di speranza.

Altri i brani  significativi in programma, ma questo è stato il brano conclusivo del concerto che ha trovato immediata risposta del pregevole pubblico di quella sera. La musica non può più di tanto di fronte a drammi come quello di cui al tema del convegno; certamente l’insostituibile importante lavoro, è designato dal ruolo gravoso di responsabilità  delle diverse ed eminenti personalità della medicina presenti in sala.

Ma se, come a detta della Dottoressa Berlendis, un messaggio  può esser da stimolo e d’aiuto siamo contenti di aver partecipato seppur in minima parte.

coro d monache

L’associazione manifesta le proprie congratulazioni agli organizzatori, ed esprime il compiacimento per la riuscita di questa esperienza significativa, in un contesto molto particolare e in un ambiente di una certa importanza storica ed artistica.

Un grazie sentito anche per il pianoforte Steinway & Sons portato e molto ben preparato dalla ditta Passadori di Brescia, come sempre attentissima e minuziosa della cura dei particolari, segno questo di grande professionalità ed esperienza.

Giampaolo Botti