Il concerto di Stefano Donatelli a Cividate Camuno

Un concerto in simbiosi fra luci e suoni… dell’antichità

Stefano Donatelli durante le prove

Stefano Donatelli durante le prove

Aperta dunque come preannunciata la stagione musicale con l’esibizione di Stefano Donatelli.

Un concerto all’insegna della scelta dei suoni, del controllo e della meticolosità, quello di sabato scorso al Museo Nazionale Archeologico di Cividate Camuno.

Il concerto, durato circa un’ora e dieci minuti, si è svolto in un’ambientazione dal sapore antico densa di colori sonori in simbiosi con il riverbero delle luci soffuse fra reperti, utensili, vasellame, statue e iscrizioni epigrafiche.

L’inizio ha visto il giovane maestro interpretare due preludi di Rachmaninoff, la cui drammaticità ed irruenza è stata intenzionalmente compressa nella forma che non ha dato spazio a tempi e slanci estremi, per essere convertiti in un agogica gonfia di significati e sprigionati nella gamma ricchissima di suoni fra il pianissimo e il fortissimo.

La scelta in cui Stefano Donatelli ha rivelato tutta la sua padronanza pianistica si è realizzata con il Carnevale di Vienna. L’opera di Schumann, costituita da un complesso susseguirsi di temi, variazioni, incisi, sviluppi e stretti che non sembrano dar tranquillità d’animo se non per brevissimi periodi, si è risolta con un esplosione continua di colori, luci ed ombre ai limiti del pianissimo e del forte, e tutto questo senza mai scalfire la forma, resa comunque equilibratissima fra i cambiamenti di tempo voluti dalla partitura.

Due vecchi cavalli di battaglia, “Mazzeppa” e “Visione” , i due brani della originalissima personalità di Liszt, diabolica e visionaria appunto, che nel percorso artistico di Stefano Donatelli sono apparsi su vari palcoscenici, maturando le interpretazioni “senza freni” dei primissimi esordi, alle esecuzioni più asciutte di qualche tempo più tardi, quasi sicuramente come “messa a prova” di rinnovate sonorità e contenuti, e resi invece equilibratissimi sabato scorso, come “prova raggiunta” di una capacità di districarsi fra i giochi ironici e le guerriglie demoniache degli “estremi Lisztiani”.

Molto riuscita anche l’esecuzione di una fuga di Botti, contenuta e misurata nella sua classicità iniziale e progressivamente apertasi in estensione delle parti, colori e sonorità, durante lo sviluppo più ampio e orchestrale, per raggiungere la cadenza finale con stringati accordi drammatici in discesa, spegnendosi su un’inquietante e ossessiva nota più volte ribattuta. Stefano Donatelli ha saputo rendere al meglio tutte le sonorità lasciando nello spettatore l’umore e il sentore amaro dello svanire nell’ultimo suono in pianissimo.

La prima Rapsodia di Brahms op.79, densa di accordi pieni, salti ampi e improvvisi, richiede forza, precisione di movimento, controllo e contemporaneamente ponderazione del tocco per i temi intimi e malinconici non infrequenti nelle composizioni del grande musicista di Amburgo. Anche qui le mani di Donatelli non sembrano aver avuto dubbi, nè tecnici nè d’intenzioni.

Gran finale con la Rapsodia in Blue di Gershwin, un brano universalmente conosciuto e amato sia in ambito classico che nel Jazz. La commistione di elementi classici, Jazz, romantici e moderni, con gli svariati cambiamenti ritmici, ne fa una composizione affascinante che attrae pianisti e pubblico, ma tecnicamente e interpretativamente piuttosto complessa. Più di una volta si è sentito Stefano Donatelli destreggiarsi, quasi giocando proprio con questo difficile brano, destinato a mani esperte e vivace fantasia.

A differenza di ciò che si potrebbe pensare, l’arte del pianista non è lineare e scontata, così come appare al momento magico del concerto. L’esecuzione di ogni brano è sempre subordinata in primo luogo alla maturazione tecnica e interpretativa dell’ artista che richiede studio, e una continua rimessa in gioco del “pensiero” musicale in costante contrasto (se così lo si può definire) tra la propria personalità e quella del compositore. Non da meno le leggi dell’acustica di ogni nuova sala o lo strumento stesso che sotto le dita dell’esecutore, non è mai lo stesso. Un violinista si porta appresso il suo strumento sul quale studia, sperimenta e realizza. Il pianista no.

Ecco quindi la necessità di cambiare, modificare a volte per tempo, a volte “in loco” il proprio modo di eseguire anche se questi è il risultato di un periodo lungo di studio laborioso. Ecco perchè spesso si suona “sul filo del rasoio” con la lucidità mentale necessaria, e se l’emozione non gioca scherzi, la preparazione e la bravura del pianista ha la meglio. Esempio ne sono i grandissimi nomi del concertismo mondiale, che hanno stupito le platee di tutto il globo, facendo “vibrare” di emozione il pubblico con la loro personalità e con la loro bravura. Alcuni agendo e forzando sulla forma dei brani, compensandola da irruenza, moti d’impeto e slanci appassionati della propria personalità magistralmente gestiti e padroneggiati alla tastiera. Altri, al contrario, incanalando sentimenti emozioni e contenuti in una forma equilibratissima, non intaccata e pura, quasi a trascendere lo spirito umano per raggiungere perfezioni più alte.

Stefano Donatelli, sabato sera ha dato prova di saper mediare e stare perfettamente in equilibrio fra controllo ed emozione.

Il concerto è stato organizzato nell’ambito della manifestazione “Giornate Europee del Patrimonio 2015” in un ricco programma durato dalle 18 con degustazione di prodotti e vini locali, introduzioni tematiche e storiche alla visita del Museo Archeologioco, rimasto aperto fino alle 23,30.

Giampaolo Botti

Il patrocinio e l’organizzazione:

Soprintendenza Archeologica della Lombardia

Polo Museale della Lombardia

Valle Camonica – la valle dei Segni

Comune e Proloco di Cividate Camuno

Consorzio Tutela L.G.T. Valle Camonica